Bucoliche.
Di Pigi Mazzoli
(pubblicato in "Pride", 2004)

Quando scrivo un articolo dovete immaginarmi seduto alla mia scrivania, una finestra che si affaccia dal settimo piano di una piazza centrale di Milano. Ad un solo isolato di distanza c’è il C.I.G. Arcigay di Milano, a due isolati nell’altra direzione si trova il C.A.Ve di via Pace che è il centro per le malattie a trasmissione sessuale a cui mi rivolgo quando ho bisogno. Sempre a due isolati c’è il centro di via Fiamma dove si può fare il test HIV gratuitamente e anonimamente. Dalla finestra vedo due farmacie, ma altre quattro sono a pochissima distanza. Quando vado in farmacia pretendo che mi trattino bene, cioè con correttezza e cercando fra i distributori i prodotti che desidero ordinare nel caso non li avessero in casa. Se non sono solleciti e garbati cambio farmacia.
Ora non sono a casa. Sono ai piedi del Montello, circondato da una natura che a me, milanese, pare perfetta, rinascimentale. Riesco addirittura a cancellare la percezione di alcune brutte nuove case sorte qua e là. Sono qui, a casa del mio fidanzato, con la sua famiglia che mi vuole bene, ma… è finito il lubrificante!
“Nessun problema, Franco, quando torni dalla fabbrica passi a prendermi e andiamo in farmacia a comprarlo”. Abbiamo iniziato a percorrere la strada principale, su cui si affacciano molte più ville venete che farmacie. Nella prima in cui ci siamo fermati, una dottoressa bionda, sola, serviva una fila di clienti con la gentilezza e la classe di un gioielliere. Giunto il mio turno chiedo “un gel lubrificante tipo K.Y lubricating jell della Johnson&Johnson oppure HR distribuito dalla Sanico”. Non sono proprio nato ieri. Mi era già successo di dover cercare del lubrificante con una certa urgenza (voi mi capite) ed essere lontano da casa. In Romagna non ho avuto grossi problemi e neppure in Toscana. Ma so che se non sei preciso e non hai un’aria professionale, alla richiesta di gel lubrificante cercano di smerciarti dei costosissimi gel umettanti (servono benissimo per le vagine un po’ secche dopo la menopausa, ma come lubrificanti per la gomma dei preservativi sono proprio scarsi) oppure delle creme (le creme non sono gel, sono a base grassa e quindi infragiliscono i preservativi, non vanno proprio usate nel sesso sicuro), di solito anch’esse costose.
Io poi mi permetto, da militante del sesso sicuro, di fare la parte, in ogni farmacia che trovo sprovvista, di colui che si stupisce per la loro inadeguatezza sull’argomento del sesso sicuro. Istituzionalmente loro, i farmacisti, sono obbligati a vendere preservativi, mentre i supermercati lo fanno per propria decisione e convenienza, ma nessuno può obbligarli a farlo se, metti caso, fossero ligi alle direttive del Vaticano. I farmacisti no, assieme al diritto di guadagnare hanno l’obbligo di fornire ciò che serve per la salute. Ora potrebbe sembrare ovvio ma anni fa i farmacisti cattolici avevano tentato di creare una sorta di obiezione di coscienza e di non venderli, così come chiedeva il Papa. Fortunatamente venne loro ventilata la possibilità di perdere la licenza e, davanti ai soldi, hanno accettato di, eventualmente, non esporli.
Ma ora siamo nel 2004, io sono seduto ad un PC e manderò questo pezzo via internet alla redazione di Pride. Siamo nella ricca provincia veneta. La globalizzazione avrà pure qualche vantaggio.
Dalla finestra non il traffico milanese ma un castagno che muove le sue foglie nell’aria profumata di muschio.
Per cui, nella prima farmacia, penso di avere buone possibilità di uscire col mio tubo di gel. No, non ne hanno, la dottoressa, anzi, mi tratta un poco freddamente. Tenta di glissare dichiarando che non sa cosa siano i gel lubrificanti. Con una laurea in farmacia si permette di depistarmi così facilmente? A costo di perdere tempo utile alla ricerca di altre farmacie in altri paesi lungo la strada, la rendo edotta sull’argomento. Non sono nato ieri, ripeto, so benissimo che lei sa tutto, ma voglio punirla con una leziosa descrizione delle caratteristiche dei gel disponibili in catalogo nelle farmacie italiane. Riesco a spaventarla e allora si ricorda di avere delle bustine monodose, forse in magazzino, le cerca, non le trova, saluto e vado. Seconda farmacia stessa scena. La farmacista è ancora una donna dai lunghi capelli biondi (ah, già, siamo in Veneto) ed anche lei tenta la carta dello stupore. “Gel lubrificanti? Cosa sono?”. Io non ho voglia di rimanerne senza per la sera e so che il tempo stringe, per passare da un paese all’altro, da una farmacia all’altra, saluto, ringrazio, alzando appena il sopracciglio in una smorfia che vorrebbe comunicare una briciola di compatimento per la sua poca professionalità.
L’auto corre ancora lungo lo stradone affiancato da platani assassini, segnati ogni tanto da mazzi di fiori a ricordo di una vittima. Il cielo ormai è scuro.
Ad un soffio dalla chiusura delle sette e mezzo trovo una farmacista, ancora bionda (ora inizio a confonderle tutte) che tenta di vendermi i soliti gel umettanti femminili. Ma è insolitamente gentile. Lo diventa nel momento che anticipo nomi, formati e distributori di gel, un attimo prima che lei riesca a farli apparire sul suo monitor. Ammirata da tanta sapienza, mi propone di ordinarli per il giorno dopo. Accetto, ma manifesto il rammarico di non averne per la sera stessa. Nel rifiutare una crema le avevo specificato che mi serviva per i condom. Lei ci ha pensato un attimo e di rimando: “ma certo, per i preservativi, no, ci vuole proprio un gel”. Capisce la situazione e mi offre un campione gratuito di uno di quei costosissimi gel umettanti che avevo appena rifiutato. “Guardi, è un tubetto piccolissimo, lo sprema bene, ma piuttosto che nulla…”.
Vinto da tanta gentilezza cerco di non farle considerare il tempo passato come perso, per cui decido rifornirmi delle varie vitamine che devo prendere. Ovviamente (ma perché poi deve sempre essere così?) di ogni vitamina hanno in casa solo la marca più costosa. Vabbene essere gentili, ma i soldi son soldi, rinuncio all’acquisto. La dottoressa non perde il suo buon umore e mi chiede curiosa come mai io fossi tanto commercialmente edotto in farmaci: “Sa, ho l’HIV e devo prendere molti prodotti a pagamento, se non faccio attenzione esco dal budget”. Una parola inglese qua e là, se usata con proprietà, serve sempre a darsi un po’ di tono. Avevo maldestramente tentato poco prima di impressionarla coll’inglese condom che lei mi aveva correttamente tradotto in preservativo. Cosa avevo detto? La sua faccia si è illuminata come se avessi dichiarato di essere un attore del cinema o un famoso cantante. HIV. Devo essere il primo sieropositivo che si è dichiarato con tanta normalità a lei. Mi ha salutato con la stessa affabilità che si avrebbe per una persona importante. Esperienza piacevole, e siamo tornati a casa con il piccolo e prezioso campioncino di gel omaggiato.
Per la cronaca il tubetto, pur ben spremuto, non è bastato affatto, era poco lubrificante, quasi acquoso, pazienza, oggi in farmacia ci aspetta un bel tubone nuovo ordinato apposta per noi. Comunque non ci siamo per nulla scomposti, finito il gel abbiamo dato fondo alle creme con massaggi, e poi coccole, baci, parole dolci.
A tanti chilometri di distanza dalla mia Milano non cambia solo quello che si vede dalla finestra. Ma ci si può adattare, basta forse essere un po’ informati, pazienti. E poi, quando c’è l’amore c’è tutto.