Il kamasutra degli orsi.
di Pigi Mazzoli
(pubblicato in "Pride". Settembre 2004)

Questo è un articolo scritto su commissione. Non del direttore di Pride, che mi lascia sempre la massima libertà di argomenti, ma del mio fidanzato Franco, che è un tipo romantico. “Scrivi un pezzo sul kamasutra degli orsi, cioé sulle coccole” mi ha detto, dandomi così assieme al titolo anche lo svolgimento. Perché delle coccole non se ne può parlare, non servono descrizioni, non hanno senso regole o astuzie. Quando lui mi telefona alla sera stanco e teso per la giornata di lavoro gli sussurro “venerdì quando vieni ti faccio le coccole” e lui si calma. Siamo orsi, più che per uno stato fisico ci definiamo orsi proprio per le tenerezze che ci scambiamo. Ci teniamo abbracciati, dormiamo uno appoggiato all’altro. C’è anche tutto il resto nel nostro rapporto, ma delle coccole non potremmo fare a meno.

Siamo orsi. Al di là delle barbe, dei miei chili di troppo, si è orsi per quel sentirsi forti e teneri allo stesso tempo. Se cercate nel web per capire cosa siano gli orsi troverete tante classificazioni, diverse da stato a stato, da cultura a cultura. Troverete elenchi, rigorosamente in inglese, che separano bear da dad, da chubby, da cub, da chaser. E ancora di più, generano sottofamiglie, e i bear diventano polar bear, muscle bear, big bear.
Non spaventatevi, il mese prossimo ci sarà un esaustivo dossier sugli orsi in Italia. Il Magnum, il gruppo più corposo (mai aggettivo fu usato più a proposito), compie ormai dieci anni, e per l’occasione organizza il primo incontro internazionale durante il ponte del fine settimana tra il 29 ottobre e il 1° novembre. Parleremo anche di questo con Gigione, il corposo (anche lui) presidente dei Magnum. Che non è più l’unico gruppo in Italia, altre associazioni, più o meno piccole, più o meno serie, stanno sorgendo in tutta la penisola.
Cercheremo di tracciare una mappa di queste realtà, delle diverse motivazioni che hanno spinto queste persone ad aggregarsi, delle diverse filosofie di vita che li differenziano.

Ma che si chiamino bears, baren, osos, ours oppure orsi, una cosa li accomuna spesso: in fotografia sorridono. E col loro sorriso sono ancora più eroticamente attraenti. Non che la pornografia sia maestra di vita, ma permette analisi abbastanza sensate sugli stereotipi sessuali. Se osservate i normali modelli, raramente sorridono, mai comunque durante il sesso. Seri, quasi cattivi, più lo sguardo è truce più guadagnano in mascolinità. Gli orsi invece si sorridono sempre. Anche questo è un modo di fare le coccole. E tutta questa morbidezza di sguardi, di camice di flanella, di peli ovunque, sta a significare “sono forte ma tenero, vieni e ti proteggerò” oppure “stringimi, proteggimi, portami via con te”. Potere della coccola.

Avete mai sentito due orsi parlare di cibo? Descrivono ogni ingrediente, ogni sapore, ogni consistenza, con la stessa sensuale carica con cui di solito gli altri parlano solo di sesso. E non è niente in confronto ad un invito a pranzo, per gli orsi il cibo non è solo nutrimento. Cucinare è un modo di dare piacere all’altro, di coccolarlo, appunto.

Ma anche il sesso è un po’ diverso, è coccoloso. Non guarda alla prestazione, non guarda all’orologio. Difficile sarebbe differenziare un incontro tra orsi come preliminari, accoppiamento e periodo refrattario. Vedrete invece una parabola di coccole, dall’inizio alla fine. E se ci siete dentro più che di una parabola avrete l’impressione di vivere un’iperbole.

Che io veda tutto così proprio perché sono orso? Che io sia diventato orso proprio perché sento così? Chissà. Magari visti da fuori noi orsi possiamo sembrare indolenti, quasi un po’ sedati. Non è così, e l’aumento di cacciatori in circolazione ne è la prova. Cosa sono i cacciatori? Sono quelli che, per costituzione fisica, non sono orsi, ma sono attratti da loro. E come loro riescono ad essere coccolosi. Ma essendo molto più agili (150 chili rendono molte acrobazie faticose) si avocano il ruolo di massaggiatori, acrobati, tutori, senza mai lamentarsi se si ritrovano schiacciati sotto un quintale di ciccia. Potremmo parlare di coccole energiche in contrapposizione alle coccole avvolgenti. Io peso trenta chili più di Franco e in effetti questa differenza modifica un poco il nostro modo di fare le coccole.

Probabilmente sto sfiorando il razzismo, ma non riesco ad immaginarmi due esili, slanciati ragazzi che si fanno coccole, li immagino fare sesso, in modo magari rude, come in palestra. Ma non credo stiano a tavola due ore dicendo “indovina cosa ti ho cucinato ora”. Diranno “ci facciamo una bistecca?” oppure “due spaghetti?”.
“Ti ho fatto le crepes, prima le Suzettes poi quelle col cioccolato al latte e il rhum...” questo è il tono dei nostri discorsi. Ci si coccola con tutto, col corpo, col cibo, colla voce, ma soprattutto con le attenzioni.
Non che sia un discorso di valori assoluti, non che una cosa abbia più valore di un’altra. Anch’io, prima di diventare orso, ero uno che faceva sesso ginnico, che badava all’immagine, non mi pento di aver vissuto quel periodo, di quello che ero e di quello che provavo, ma ora no, non potrei, non mi emozionerebbe abbastanza. Alla conquista della preda, che era il mio motore esistenziale, ora si è sostituito l’orgoglio di essere un caldo, morbido, protettivo abbraccio per una persona speciale che mi desidera.

Non si può scrivere un articolo sulle coccole, non sono proprio adatte, come non sono adatte per la pornografia. Ve lo immaginate, sugli scaffali di un porno shop, di trovare, tutti incasellati i generi, dopo anal, fetish, leather, militar, muscle e animal, coccole? Coccole? Ma chi le comprerebbe delle cassette di coccole. No, non sono pornografiche le coccole.

Forse riescono ad essere sconvolgenti, se sono fatte in pubblico. Non parlo di effusioni sessuali, che sono atti inequivocabilmente a carattere, appunto, sessuale, per la cui natura riescono a infastidire talune persone, e che per rispetto a loro, comunque, non son da fare in pubblico, se non in particolari contesti in cui sono ammesse (i classici luoghi romantici o per coppiette).
Le coccole non hanno una chiara connotazione sessuale, potrebbero essere le attenzioni di una madre per un figlio, di due fratelli, di due amiche, di un nonno per il nipotino. Ed allora il vederle fare a due corpacciuti omoni diventa spiazzante, non sapranno che pensare. “Saranno due amici? Due fratelli?” Capiranno solo che c’è di mezzo un grande amore, della cui natura non è dato sapere.

Non si fanno coccole ad uno sconosciuto. Io ci ho provato più volte, in sauna, durante qualche incontro, per renderlo meno sbrigativo, più umano, dal mio punto di vista, per il mio sentire, ma mi han guardato male, come se fossi strano, non adeguato alle regole. Ho smesso, ho capito che, comunque, quelle fatte ad uno sconosciuto non sono vere coccole, sono come il sesso mercenario che non è amore, sono solo una rappresentazione fatta ad uso di una necessità non estinguibile.
Per fare le coccole ci vuole amore. Dell’amore sono allo stesso tempo sia l’immagine che l’essenza.

Magari voi siete fra quelli che pensano che le coccole siano tutt’al più un complemento, o anche peggio, un ripiego. Che ci si facciano coccole quando non c’è una forte passione, che siano meglio di nulla se a tutti e due non dovesse tirare per quella volta. Se siete di questi, ditemi, vi è mai capitato che per una carezza vi si rizzassero tutti i peli delle gambe? Che per aver sentito il calore di un corpo appoggiato a voi la pelle d’oca si sia estesa dalla piega delle chiappe su, su, fino alla nuca? Allora, se vi è successo, almeno una volta nella vostra vita, siete anche voi tipi da coccole, orsi o non orsi che siate. Dovete solo coltivare questa predisposizione naturale. Non ve ne pentirete. Il campionario di piaceri, di sensazioni è un’altro, uno diverso, uno in più. È come mettere il peperoncino nell’armadio dei vostri ingredienti. Senza, la tavolozza dei sapori che provate è quella, vastissima meravigliosa, di sempre. Col peperoncino scoprite una nuova tavolozza, una gamma di sensi in più. Le coccole sono il peperoncino del sesso.
Ma fate attenzione, mangiando col peperoncino non si deve bere acqua, sconvolge le mucose, si passa dal gusto sublime al bruciore terribile. Succede pure così con le coccole, ma non è l’acqua a rovinare tutto, è la finzione. Non si può fingere di amare e fare le coccole, diventa una noia mortale. Limitatevi ad una pacca di saluto sul culo, a due chiacchiere fatte dopo al bar, ma non forzatevi alle coccole se non c’è un reale desiderio da parte di entrambi di farsele.

E poi le coccole sono anche il sesso più sicuro che ci sia. Viva le coccole.