Chi mai metterebbe un preservativo sopra l'altro?
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05 Feb 2007
Abbiamo provato per voi...
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Abbiamo provato per voi...
di Pigi Mazzoli e Franco Dal Molin
(pubblicato in "Pride", febbraio 200…
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06 Jan 2006
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Vorrei parlare ancora di sesso sicuro
Vorrei parlare ancora di sesso sicuro.
di Pigi Mazzoli
pigi.mazzoli@libero.it
(pubblicato in "Pride", febbraio 2007)
Cari lettori, è da un po' che mancavo da queste pagine. Molti di voi sanno che sono sieropositivo da tanto tempo, così tanto tempo che, ad una ad una, ho usato tutte le medicine in commercio e non ne avevo più che avessero efficacia terapeutica. Sono entrato in conclamata, come si usa dire, ovvero adesso più che dire che sono sieropositivo dovrei dire che ho l'AIDS. Ma questo linguaggio non si usa più, ricorda troppo l'informazione terroristica dei primi tempi, evviva l'eufemismo, ora sono in conclamata. E come una volta a chi aveva l'AIDS venivano le infezioni opportunistiche, ora arrivano le malattie hiv correlate, ma che sono la stessa cosa. Chiamiamole come vogliamo, comunque a febbraio 2006 me ne hanno trovata una rara. Ero stato male già da qualche mese, ogni giorno un poco più male del giorno prima, e sapere da cosa dipendeva era già una piccola conquista. Inizio ad assumere un farmaco sperimentale, che per fortuna era appena stato creato e che ancora sto assumendo, e questa stronzetta di malattia rara inizia a regredire, ed io mi sento un pochino meglio giorno dopo giorno. Nel frattempo ho iniziato un nuovo farmaco sperimentale anche per l'hiv (per fortuna ogni tanto ne esce uno nuovo) e anche il virus inizia a calare. Ora sono appena uscito dallo stato di conclamata. Ma non avevo bisogno degli esami per saperlo: inizio ad avere più forze per uscire, per contattare gli amici, per ricominciare a scrivere.
Ed eccomi qua, a cinquant'anni esatti dalla mia nascita, a vivere con voi un'altra piccola, ennesima, rinascita.
A voi lettori che mi avete scritto per sapere i motivi della mia assenza, a cui spesso non ho risposto perché non trovavo le parole, o meglio sarebbe dire che non ero nello stato d'animo per mettere per scritto quello stare male che non resta solo fisico ma si riversa anche nelle cose che amiamo, ora dico grazie. Sono schietto, credetemi, ogni lettera di un lettore, ogni telefonata di un amico, una cartolina dalle vacanze sono, quando non si sta bene, il collante con la vita.
Se sono tornato a scrivere su queste pagine è perché qualcuno deve parlarvi di sesso sicuro. Perché ormai se si parla di AIDS è solo per parlare d Africa, di Asia, di nazioni povere, di popoli decimati. Magari si fa strada l'idea che il problema si è spostato di là, come un temporale, ora non piove qui e piove più in là. No, non se ne parla più ed è un errore. Non ne parlano le prime pagine dei giornali perché non è più notizia, non fa vendere. Il modellino della casa di Cogne è più importante che spiegare perché e come va usato il preservativo. Sapere come sono le nottate nel ritrovo di Briatore è più interessante che sapere com'è assumere una terapia per l'hiv.
Sarò ancora qui per voi, un po' giullare di corte e un po' voce della coscienza, ogni mese, per farvi ricordare che l'AIDS esiste ancora e che anzi avanza, che non sta svanendo miracolosamente sotto l'avanzare dei farmaci.
Qualche volta ancora vi ricorderò che non è davvero bello doversi curare l'hiv, vi convincerò con l'aneddotica che fare sesso sicuro sempre è mille volte meno sgradevole che doversi curare una malattia.
Qualche volta mi avete dato del terrorista. Quando ho enumerato le tante infezioni che si rischiano facendo l'amore l'ho fatto perché è importante sapere cosa si può fare e cosa va fatto in modo diverso. Io sono certo che sia meglio, assolutamente meglio, pensarci prima alle cose brutte piuttosto che dover affrontare dopo problemi mille volte più angosciosi, dolorosi, distruttivi. No, non si può fare a meno del sesso sicuro. Il rischio non è un'opzione vantaggiosa.
Parlare delle malattie legate al sesso è utile, perché sono tante e fra loro diversi i modi con cui si trasmettono. E una può fare da ponte ad un'altra.
Una lettera di un lettore, ricevuta tempo fa, mi ha molto turbato. Si lamentava che io avessi scritto che il sesso orale senza preservativo non è a rischio se non c'è eiaculazione i bocca. Lui invece si era ritrovato, insieme, sifilide e hiv.
Sì, è vero, ho detto che l'hiv non si trasmette nel sesso orale se non arriva sperma in bocca, ma ho premesso sempre "se non ci sono ferite in bocca".
E la sifilide è una di quelle malattie che non solo si trasmettono ancor più facilmente dell'hiv, ma creano una ferita nel punto di ingresso, e questa farà da porta ad una nuova diversa infezione. Appena hanno avvisato me io ho avvisato voi: la sifilide è tornata alla carica e sempre più spesso associata all'hiv.
Avrei dovuto dire di usare sempre il preservativo anche per i rapporti orali? E la membrana dentale per il rimming? Forse sì, ma mi sarei sentito come uno che se ne lava le mani, mi sarei sentito come chi dice che dato che non è sicuro al cento per cento neppure il preservativo allora non lo si deve usare ma bisogna restare casti o avere rapporti solo con la propria moglie. No, io cerco di capire con voi cos'è ad altissimo rischio e cosa invece accade raramente.
Mettetevi nei miei panni. Io sono sieropositivo ed ho un compagno sieronegativo. Abbiamo deciso (perché queste sono cose che si decidono in due) di concederci qualche piccola libertà. Facciamo il rimming senza usare la membrana dentale, ma facciamo attenzione a farlo solo quando l'ano non è irritato e la bocca è a posto e non ci siamo appena lavati i denti. Facciamo attenzione a questi particolari perché questa pratica, che già è a basso rischio, diventi praticamente sicura. Ma sappiamo che non lo è del tutto. Abbiamo deciso di assumerci questo rischio, seppur minimo, perché comunque la sessualità è un valore importante nella vita e crediamo di aver fatto la scelta giusta.
Conoscere ogni singola malattia in tutti i suoi aspetti è lo strumento che ci permette di scegliere cosa fare e come farlo. Ci permette di decidere cosa è per noi negoziabile nel letto fra divertimento e salute. Sta poi alla nostra intelligenza, al nostro estro, trasformare le pratiche di sesso sicuro in gioco divertente.
Alcuni raccontano che il preservativo fa perdere naturalezza al sesso. Per me il gesto di prendere il preservativo, scartarlo, indossarlo, prendere il lubrificante e spalmarlo è un gioco erotico. Non era così venticinque anni fa, quando ho iniziato ad usarli. Erano una scocciatura, sembravano trasformare la spontaneità di un incontro in sesso meccanico, come se la penetrazione diventasse una pratica a sé, sterile, diversa da resto di quell'incontro. Ora non più. Un po' per abitudine, un po' per consapevolezza. Questo diverso sentire credo debba invece molto alla constatazione, nel tempo, che più il rapporto era stato sicuro e più il ricordo era dolce, più erano i rischi corsi e più il ricordo era angoscioso. Il "sesso sicuro sempre" è stata una scelta utilitaristica, mi conveniva. Col tempo è diventato un'abitudine senza peso.
Ripartono da qui, se le vorrete leggere, le mie pagine.
Vorrei parlarvi ancora dei preservativi, a lungo, nei dettagli, come usarli, come riuscire a divertirsi. La mia casella di posta aspetta i vostri messaggi, se avete scoperto una tecnica nuova, se volete chiedere per una cosa che non capite. Oppure anche solo per poter dire a qualcuno quanto è schifoso il destino, se vi dovesse succedere qualcosa.
Parleremo del prezzo esoso dei lubrificanti, ma anche di quanto sia indispensabile a volte il preservativo femminile. Passeremo in rassegna le tecniche per infilare con perizia e facilità il preservativo anche per chi fino ad ora l'ha trovato una trappola ostile. Racconterò le vostre storie, che sono le storie di tutti, nei momenti di imbarazzo, o davanti a scelte dolorose. Lo sapete, cercherò di farlo facendovi sorridere. O cercando di incuriosirvi per farvi andare oltre nella lettura. Voglio che leggiate una riga dopo l'altra la parola preservativo così tante volte che vi rimanga indelebile nella mente, naturale, amica, come casa, pane o amore.
Non ha senso sperare in un vaccino che verrà, o nella certezza che il fato deve avere una particolare predilezione per noi. I rischi rimangono rischi, ed è sempre da stupidi giocarsi la vita per quei 7 centesimi di millimetro di gomma che ci separano dal virus in agguato.
Ricordo che tanti anni fa, agli inizi dell'era dell'AIDS andai a Parigi. Lì il preservativo lo chiamavano capote. Per me capote era solo la copertura di tela delle auto scoperte. Mi faceva ridere quando mi chiedevano se avevo la capote. Capote è una parola francese e significa "copertura" e quindi anche propriamente come la usiamo noi per la copertura dell'auto, poi significa "mantellina" ma anche "cappellino da signora". Poi è nell'eufemismo capote anglaise per indicare il presevativo. Ma a me quella parola faceva ridere. Quella bustina che fino a quel momento significava farmacia e ospedale, ora mi faceva ridere. Capote? Oui, toujours!
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