Chi è Felix?
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Chi è Felix?
Felix è la mia coscienza che mi dice di non farmi illusioni, di non aspettarmi da det…
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14 Jun 2015
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8 Giugno: Compleanno di Robert Schumann
PRELUDI E FUGHE PER PIANOFORTE
DI FELIX MENDELSSOHN BARTHOLDY
Op. 35
"Una testa calda così ha definito il concetto di “fuga”: “E’ un pezzo di musica, dove una voce scappa davanti a un’altra - fuga a fugere - e l’uditore davanti a tutte” perciò quando andavamo a concerti dove si eseguivano fughe, quel tale cominciava a parlar forte e, ancor più spesso, a dire ingiurie. Ma in fondo egli ne capiva poco e sembrava appunto la volpe della favola, poiché non riusciva a comporne mai alcuna per quanto lo desiderasse in segreto. In ben altro modo invece la definiscono coloro che le sanno fare, organisti, studenti di musica alla fine degli studi, ecc.! Secondo costoro “Beethoven non ha mai scritto una fuga, né avrebbe saputo scriverla; persino Bach s’era prese delle libertà che facevano alzare le spalle; il solo Marpurg [Fr. W. Marpurg, 1718-1795, celebrato teorico del suo tempo, autore d’un famoso Trattato della fuga ancora consultato ai nostri giorni.] aveva dato il metodo migliore” ecc. Altri, invece, pensano ben diversamente; io, per esempio, che per lunghe ore posso inebbriarmi delle fughe di Beethoven, di Bach e di Haendel e che ho sempre sostenuto non fosse più possibile farne una che non sia insipida, tiepida, miserevole, e tutta rappezzata; ma queste di Mendelssohn m’hanno ridotto al silenzio. S’ingannano intanto i mestieranti di fughe se credono di ritrovare i loro vecchi magnifici artifizi come le imitationes per augmentationem duplicem, triplicem, etc., oppure cancricantes motu contrario, etc. - e s’ingannano pure i romantici se sperano di trovarvi qualche inattesa fenice che si sia liberata dalla cenere d’una forma antica. Ma se essi avessero gusto per la sana musica naturale, ne troverebbero là a sufficienza. Non voglio lodare ciecamente e so anzi benissimo che Bach ha fatto anche delle fughe d’altro genere. Se ora si levasse dalla tomba forse inveirebbe a destra e a sinistra per lo stato della musica in generale; ma poi si rallegrerebbe che qualcuno coltivi ancora dei fiori sulla terra dov’egli aveva piantato delle gigantesche foreste di querce. In una parola, le fughe di Mendelssohn hanno molto di Sebastiano e potrebbero indurre in errore il più acuto redattore, se non fosse per il canto, per la melodicità più delicata, da cui si riconosce il tempo moderno, e qua e là per quei piccoli, caratteristici tratti di Mendelssohn che lo rivelano fra cento come compositore. Che i redattori lo osservino o no, rimane ben certo che il compositore non ha scritto queste fughe per passatempo, ma allo scopo di richiamare nuovamente l’attenzione dei pianisti su quella vecchia forma magistrale e di riabituarli ad essa. Inoltre egli ha scelto per ciò i giusti mezzi evitando tutte quelle infelici, inutili sottigliezze di frase e di imitationes, facendo prevalere il carattere melodico della frase cantabile. E però il tenersi strettamente alla forma di Bach, è per lui cosa naturale.
Se poi tale trasformazione sia avvenuta con vantaggio, senza che però ne venisse completamente alterato il carattere di fuga, è una domanda a cui più d’uno tenterà di rispondere. Beethoven avrebbe ben voluto farlo, ma era già troppo occupato e compreso nella costruzione delle cupole di molte altre cattedrali, perché potesse trovare il tempo di posare la prima pietra d’un nuovo edificio della fuga. Anche il Reicha tentò, ma la sua forza creatrice rimase visibilmen-te inferiore alla bontà dell’eccellente suo disegno; le sue idee, spesso curiose, non sono però da trascurare interamente. In ogni modo la fuga migliore è sempre quella che il pubblico… prende per un valzer di Strauss, in altre parole, quella che ha l’artificiosa radice coperta come quella d’un fiore, dimodoché noi vediamo soltanto il fiore. Una volta (questa è autentica) un conoscitore di musica, del resto non disprezzabile, prese una fuga di Bach per uno studio di Chopin - ad onore di entrambi; così si potrebbe dare ad intendere a qualche ragazza che l’ultima parte d’una fuga di Mendelssohn (della seconda, per esempio; nella prima l’entrata delle voci farebbe dubitare) sia una romanza senza parole, e simile grazia e delicatezza d’immagini le dovrebbe far dimenticare il quadro cerimonioso e il nome aborrito di fuga sotto cui queste composizioni le sono presentate. In breve, non sono fughe lavorate soltanto con la testa e secondo la formula, ma pezzi di musica balzati e sviluppati dallo spirito d’un poeta. Siccome la fuga offre un felice “organo” tanto per il dignitoso come per il vivace e l’allegro, la raccolta ne contiene anche di quelle in uno stile breve e rapido, di cui Bach ha buttato giù con mano maestra tanti esempi. Chiunque le riconoscerà; queste rivelano in ispecial modo l’artista fatto, pieno di spirito, che gioca colle catene come se fossero ghirlande di fiori. Per dire ancora qualcosa dei preludi, i più (come molti di Bach) non stanno in alcuna relazione originaria con le fughe e sembrano messi innanzi a queste più tardi. La maggior parte degli esecutori li preferirà alle fughe perché lasciano, anche suonati separatamente, un’impressione completa; il primo specialmente afferra sin dal principio e trascina sino alla fine. Ciascuno da sé vedrà gli altri. L’opera parla per se stessa, anche senza il nome del compositore."
Robert Schumann (da "Robert Schumann Website" Lettere-Biografie-Scritti 1837 - rodoni.ch)
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